I brani del 2017

Come quasi sempre, i brani che ho ascoltato di più nel corso dell’anno appena finito.

Al terzo posto, nella playlist riassuntiva annuale di Last.FM, i Church, direttamente dagli anni ’80, Under the Milky Way.

Al secondo, Paul Heaton and Jacqui Abbott, Costa del Sombre.

E primo, che ancora mi chiedo come mai non l’avessi scoperto prima, Ryan Adams con Come Pick Me Up

Il resto, qui.

Alla prossima.

I miei ascolti del 2016

In questa pagina del fido last.fm, si trovano le statistiche di ciò che ho ascoltato in questo anno quando ero connesso. È un quadro abbastanza affidabile di quello che ho veramente ascoltato.

Per quanto riguarda i brani. al terzo posto si trova Long as I can see the light dei Creedence Clearwater Revival, un classico che sento da sempre.

Al secondo posto, una scoperta di quest’anno, anche se ne avevo sempre sentito parlare: Last of Rock Stars di Elliott Murphy, penso che me la porterò dietro ancora per un bel po’.

E al primo, senza alcuna sopresa, il ritorno di Andy Partrtidge che scrive questo pezzo per un altro ritorno, quello dei Monkees con un bellissimo CD, da cui è estratta You bring the summer. Proprio il mio tipo di pezzo.

Alla prossima!

Rapid Eye Movement (1980-2011)

E così, si sono sciolti. Li avevo conosciuti 25 anni fa, a tempi di Lifes rich pageant. E non mi avevano mai lasciato, anche se negli ultimi tempi… Beh, pareva che la musica non gli interessasse più.

E allora, scorriamo tutti i loro LP, di cui ho inserito una canzone per ognuno in questa playlist su youtube.

httpv://www.youtube.com/playlist?list=PL9247A610A07BE625

Il primo LP è, appunto, Lifes rich pageant. È il quarto dei R.E.M., ma è il primo che ho acquistato. Il disco mi piace ancora molto e non c’è canzone che non amo riascoltare. La canzone scelta è Begin the begin, anche se io mi porterei anche I believe nell’isola deserta.

Dopo acquistai Murmur, di cui sentivo sempre tutta la prima facciata (era 33 giri, ai tempi). Della seconda facciata sentivo solo Sitting still e Shaking through che ho scelto per la playlist.

Il successivo album, Reckoning, album che non mi ha esaltato e di cui ho inserito Harborcoat, la canzone iniziale.

Invece Fables of the reconstruction è sempre stato il mio preferito per le atmosfere un po’ campestri e dissonanti: ho inserito una versione live di Wendell Gee, la canzone che chiude il disco e una delle mie preferite, nonostante il gruppo stesso non la ami.

Da questo punto in poi ho acquistato gli album appena uscivano ma Document mi deluse, nonostante i big hits The one I love e It’s the end of the world as we know it (cover magistrale di un pezzo di Ligabue :-)), da cui ho estratto Welcome to the occupation, perché, a parte i due hit, era il pezzo che preferivo.

Il passaggio da indie a mayor, dalla IRS alla WB, non cambia nulla, se non nel budget che i REM spendono nei video. Pubblicano Green, di cui inserisco You are the everything, una delle canzoni in cui Stype non prende (quasi) mai fiato.

Il grande successo ottenuto con Out of time, naturalmente, mi ha un po’ destabilizzato, se non altro perché penso che il disco non sia uno dei migliori (e i miei amici dovevano sopportare le mie cassette con i pezzi degli album precedenti mentre loro volevano sentire solo Shiny happy people). Ho inserito Near wild heaven perché la canta Mills.

Automatic for the people, il primo acquistato in formato CD, invece, è magnifico, triste e suggestivo, come la sua canzone finale, Find the river.

Monster faceva casino, ma non mi ha mai soddisfatto, nonostante esordisse con What’s the frequency, Kenneth?, una canzone con un gran video!

Uno degli album più sottovalutati dei REM è New Adventures in Hi-Fi, di cui E-bow the letter mi ricorda le tristi serate in trasferta di lavoro.

Da qui in poi, la perdita di Berry mi ha allontanato dai REM. Comunque ho inserito:

Eccomi!

Ed ecco il mio primo post su ROIORDIE, sono un pochino emozionata, ma andiamo subito subito al sodo…
Il mio suggerimento per fare spesa e scorpacciata di godibilissima musica?
Una versione (gratuita) di “Castel Made of Sand”, di Hendrix del 1967, riarrangiata reggae (scaricatela qui), un po’ estiva e tanto creativa, come i veri castelli di sabbia che si possono vedere tutti gli anni alla Gara che si tiene a Jesolo, costruiti con qualsiasi cosa, olive, bandierine dei cocktails e stuzzicadenti, stessa creativita’ che si riscontra nei giri di basso della canzone e… Come non inseguire la melodia?
…E a proposito di sogni, creativita’ ed espressivita’, sole sabbia, vento mare, meraviglia e leggende…
Cercate, ed inseguite, le pentole d’oro (oro simbolo di preziosa musica, in questo caso) sotto l’arcobaleno, con i Rainbow nel brano: “Catch the Rainbow”:

Ride the wind to the sun
Sail away on ships of wonder

E per finire, per rilassarsi quando ci si perde un po’ di vista: “Soul to Squeeze” dei Red Hot Chili Peppers

Where I go I just dont know,
I got to, got to, gotta take it slow.
When I find my piece of mind,
I’m gonna give you some of my good time.

A questo punto caricate il vostro MP3/IPod/ o qualsiasi congegno elettronico abbiate per immagazzinare musica e..
PLAY!

Marquee Moon

Sono passati trent’anni dal settantasette, e si vedono in giro le prime celebrazioni. La pietra miliare di quell’anno, uscita nel febbraio del 1977, è sicuramente Marquee Moon dei Television. Nonostante l’anno, non è un album di punk, ma piuttosto figlio di quell’art rock chitarristico (?) che in seguito generò la new wave. Fin dall’inizio di See no evil si intuisce quale sia la cifra stilistica di tutto l’album: l’intrecciarsi delle due chitarre di Tom Verlaine e Richard Lloyd sostiene il cantato strozzato del leader. Quello che ne esce è un rock metropolitano, perfettamente aderente all’alienazione delle grandi città. E, in effetti, i Television sono figli della grande mela e figli dei Velvet Underground, sono influenzati da White light white heat e influenzeranno uno dei capolavori di Lou Reed, New York.
Come pure, sul versante più commerciale, gli Strokes di Is this it?.
Beh, insomma, andate in un negozio di dischi, anche non virtuale, e ascoltate See no evil o la title track Marquee Moon, poi mi saprete dire.
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Korn @ MTV Unplugged

Era il 1994 quando io ed i miei amici più che provinciali, di una provincia dove in quegli anni quasi neanche si riusciva a vedere MTV, scoprivamo la serie MTV Uplugged e la scoprivamo col botto! I Nirvana ad MTV, acustici: una cosa che per dei minchioni com’eravamo noi era stata tanto traumatica quanto bella! Come scoprire il sesso ma con Carmen Electra, una cosa così…

Poi gli anni passano, tu, tutto sommato, provinciale non ti senti più perchè i tempi son cambiati, le compagnie pure, ora viaggi di più, leggi, hai la tv satellitare e passi notti a guardare tutte le minchiate trendy che succedono dall’altra parte del mondo, hai l’ADSL flat e ti scarichi i podcast più fighi che trovi. Insomma c’hai lavorato su e tutto sommato sei abbastanza soddisfatto.

Una sera, ad un’ora abbastanza tarda, sei in poltrona, stai meditando se fare un’ultima scanalata sul satellite o buttarti a letto quando decidi di fare un’ultimo giro da 704 in su, sui canali musicali, giusto per abitudine. MTV Hits niente, solito Hip-Hop con enormi neri accompagnati da gnocche imperiali che, anche se non capisco le parole di preciso, stanno dicendo quello che dicono sempre:

…prendi una bottiglia di Cristal e aprila fra le tette della tua troi…
…spara a chi ti riga l’Hummer…
…io sono il pappa e voi le mie galline…

a volte la musica non è neanche male, ma molto più spesso è sempre uguale e molto mediocre, sicuramente la ricchezza sarà nelle sfumature del testo che, me ne spiaccio sinceramente, purtroppo non colgo. Andiamo avanti, passiamo a MTV Brand New, eccoli! STOP! Ci risiamo. Sono in pieno déjà vu, il 1994 è qui con me, non mi ha mai lasciato, Kurt Cobain è con me sul divano e tutti e due stiamo guardando i Korn ad MTV nella loro sessione Unplugged.

Ora, io non so se tu che leggi sei un fan dei Korn, io, ad esempio, non lo ero in modo particolare fino a pochi giorni fa, ma comunque stiano le cose fra te e i Korn io ti consiglio di ascoltare e possibilmente acquistare quest’album assolutamente, anzi tieni d’occhio il palinsesto di MTV (satelitare e non) perchè nei giorni successivi alla messa in onda che ho visto io hanno già fatto delle repliche, oppure vai qui.

Che cos’ha di speciale questa performance? Cominciamo dagli ospiti: Amy Lee degli Evanescence in Freak On a Leash e Robert Smith dei Cure in Make Me Bad / In Between Days, passando poi agli strumenti fra i quali, solo per elencarne alcuni, troviamo tamburi Taiko, seghe ed un gruppo d’archi ed ottoni.

La migliore al primo ascolto? Throw Me Away con i Taiko drums Ensamble.

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Titoli stupefacenti

Le rockstar hanno sempre avuto un rapporto contrastato con le droghe: la maggiorparte delle dichiarazioni è tesa a smentire quello che il loro comportamento pubblico evidenzia senza pietà.
Ma ci sono anche delle canzoni che portano la droga in primo piano, fin dal titolo.
Come, ad esempio, il famoso riff di Cocaine di JJ Cale, portata al successo da Eric Clapton.
Agli antipodi, sia come sostanza sia come attitudine artistica, ci stanno i Velvet Underground con Heroin, descrizione quasi onomatopeica degli effetti del buco.
Un po’ più vecchio stile sono i Rolling Stones con Sister Morphine scritta, oltre che da Jagger-Richards, anche da Marianne Faithful.
E poi c’è Lucy in the Sky with Diamonds, che, come il titolo promette, immerge i FabFour nella nascente psichedelia. Ah, dici che la droga non c’entra niente, è tutto merito/colpa di un disegno di un bimbo?
Certo, certo, ma quante zollette s’è fatto, ‘sto bimbo?
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