I miei ascolti del 2016

In questa pagina del fido last.fm, si trovano le statistiche di ciò che ho ascoltato in questo anno quando ero connesso. È un quadro abbastanza affidabile di quello che ho veramente ascoltato.

Per quanto riguarda i brani. al terzo posto si trova Long as I can see the light dei Creedence Clearwater Revival, un classico che sento da sempre.

Al secondo posto, una scoperta di quest’anno, anche se ne avevo sempre sentito parlare: Last of Rock Stars di Elliott Murphy, penso che me la porterò dietro ancora per un bel po’.

E al primo, senza alcuna sopresa, il ritorno di Andy Partrtidge che scrive questo pezzo per un altro ritorno, quello dei Monkees con un bellissimo CD, da cui è estratta You bring the summer. Proprio il mio tipo di pezzo.

Alla prossima!

Lloyd Cole without the Commotions

Allora, altrove si postano i dieci migliori video di Lloyd Cole in occasione del suo ritorno in Italia, in concerto a Roma. Lo scorso 3 Aprile era tornato in Italia con lo Small Ensemble, alla chiesa di Sant’Ambrogio e noi c’eravamo.

Mettiamo un po’ di canzoni, scelte tra quelle escluse dal Post, concentrandoci sulla fase meno nota della carriera, quella senza i Commotions.

Loveless, dal primo album omonimo:

e No Blue Skies

Butterfly, dal disco con l’orchestra, Don’t get weird on me, babe

e Man Enough

Dello stesso periodo è anche questa cover di Chelsea Hotel di Leonard Cohen

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Rapid Eye Movement (1980-2011)

E così, si sono sciolti. Li avevo conosciuti 25 anni fa, a tempi di Lifes rich pageant. E non mi avevano mai lasciato, anche se negli ultimi tempi… Beh, pareva che la musica non gli interessasse più.

E allora, scorriamo tutti i loro LP, di cui ho inserito una canzone per ognuno in questa playlist su youtube.

httpv://www.youtube.com/playlist?list=PL9247A610A07BE625

Il primo LP è, appunto, Lifes rich pageant. È il quarto dei R.E.M., ma è il primo che ho acquistato. Il disco mi piace ancora molto e non c’è canzone che non amo riascoltare. La canzone scelta è Begin the begin, anche se io mi porterei anche I believe nell’isola deserta.

Dopo acquistai Murmur, di cui sentivo sempre tutta la prima facciata (era 33 giri, ai tempi). Della seconda facciata sentivo solo Sitting still e Shaking through che ho scelto per la playlist.

Il successivo album, Reckoning, album che non mi ha esaltato e di cui ho inserito Harborcoat, la canzone iniziale.

Invece Fables of the reconstruction è sempre stato il mio preferito per le atmosfere un po’ campestri e dissonanti: ho inserito una versione live di Wendell Gee, la canzone che chiude il disco e una delle mie preferite, nonostante il gruppo stesso non la ami.

Da questo punto in poi ho acquistato gli album appena uscivano ma Document mi deluse, nonostante i big hits The one I love e It’s the end of the world as we know it (cover magistrale di un pezzo di Ligabue :-)), da cui ho estratto Welcome to the occupation, perché, a parte i due hit, era il pezzo che preferivo.

Il passaggio da indie a mayor, dalla IRS alla WB, non cambia nulla, se non nel budget che i REM spendono nei video. Pubblicano Green, di cui inserisco You are the everything, una delle canzoni in cui Stype non prende (quasi) mai fiato.

Il grande successo ottenuto con Out of time, naturalmente, mi ha un po’ destabilizzato, se non altro perché penso che il disco non sia uno dei migliori (e i miei amici dovevano sopportare le mie cassette con i pezzi degli album precedenti mentre loro volevano sentire solo Shiny happy people). Ho inserito Near wild heaven perché la canta Mills.

Automatic for the people, il primo acquistato in formato CD, invece, è magnifico, triste e suggestivo, come la sua canzone finale, Find the river.

Monster faceva casino, ma non mi ha mai soddisfatto, nonostante esordisse con What’s the frequency, Kenneth?, una canzone con un gran video!

Uno degli album più sottovalutati dei REM è New Adventures in Hi-Fi, di cui E-bow the letter mi ricorda le tristi serate in trasferta di lavoro.

Da qui in poi, la perdita di Berry mi ha allontanato dai REM. Comunque ho inserito:

Titoli stupefacenti

Le rockstar hanno sempre avuto un rapporto contrastato con le droghe: la maggiorparte delle dichiarazioni è tesa a smentire quello che il loro comportamento pubblico evidenzia senza pietà.
Ma ci sono anche delle canzoni che portano la droga in primo piano, fin dal titolo.
Come, ad esempio, il famoso riff di Cocaine di JJ Cale, portata al successo da Eric Clapton.
Agli antipodi, sia come sostanza sia come attitudine artistica, ci stanno i Velvet Underground con Heroin, descrizione quasi onomatopeica degli effetti del buco.
Un po’ più vecchio stile sono i Rolling Stones con Sister Morphine scritta, oltre che da Jagger-Richards, anche da Marianne Faithful.
E poi c’è Lucy in the Sky with Diamonds, che, come il titolo promette, immerge i FabFour nella nascente psichedelia. Ah, dici che la droga non c’entra niente, è tutto merito/colpa di un disegno di un bimbo?
Certo, certo, ma quante zollette s’è fatto, ‘sto bimbo?
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Zuck's 2006 Favorites

Come tutto l’universo mondo ben sa, Zuck è un appassionato utilizzatore di quel social-web2.0-database- sito musicale che è il magnifico last.fm.
Andando a vedere le statistiche dello scorso anno possiamo scoprire quali siano i pezzi più ascoltati quando il vostro beneamato è collegato alla rete.
Ecco le prime posizioni:

  1. EelsRailroad Man: Pezzo rilassante da un disco di cui ho già scritto meraviglie. Fidatevi di me, compratelo!
  2. Johnny CashHurt: Fa piangere, gridare e contiene uno dei miei versi preferiti “and you could have it all – my empire of dirt”
  3. EelsFresh Feeling: Anche questo è un pezzo che rilassa e mette allegria. Ha aperto il concerto del tour Eels with Strings a Milano.
  4. The Go-BetweensNo Reason to Cry: Una ragione per piangere ci sarebbe, quest’anno ci ha lasciato Grant McLennan
  5. The Go-BetweensHere Comes a City: Il pezzo di apertura dell’ultimo disco dei Go-Betweens, pop perfetto.
  6. The KinksYou Really Got Me: Colpa di Badòn
  7. EelsBlinking Lights (For You): Ancora gli Eels, che siano uno dei miei gruppi preferiti?

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