I miei ascolti del 2016

In questa pagina del fido last.fm, si trovano le statistiche di ciò che ho ascoltato in questo anno quando ero connesso. È un quadro abbastanza affidabile di quello che ho veramente ascoltato.

Per quanto riguarda i brani. al terzo posto si trova Long as I can see the light dei Creedence Clearwater Revival, un classico che sento da sempre.

Al secondo posto, una scoperta di quest’anno, anche se ne avevo sempre sentito parlare: Last of Rock Stars di Elliott Murphy, penso che me la porterò dietro ancora per un bel po’.

E al primo, senza alcuna sopresa, il ritorno di Andy Partrtidge che scrive questo pezzo per un altro ritorno, quello dei Monkees con un bellissimo CD, da cui è estratta You bring the summer. Proprio il mio tipo di pezzo.

Alla prossima!

Titoli stupefacenti

Le rockstar hanno sempre avuto un rapporto contrastato con le droghe: la maggiorparte delle dichiarazioni è tesa a smentire quello che il loro comportamento pubblico evidenzia senza pietà.
Ma ci sono anche delle canzoni che portano la droga in primo piano, fin dal titolo.
Come, ad esempio, il famoso riff di Cocaine di JJ Cale, portata al successo da Eric Clapton.
Agli antipodi, sia come sostanza sia come attitudine artistica, ci stanno i Velvet Underground con Heroin, descrizione quasi onomatopeica degli effetti del buco.
Un po’ più vecchio stile sono i Rolling Stones con Sister Morphine scritta, oltre che da Jagger-Richards, anche da Marianne Faithful.
E poi c’è Lucy in the Sky with Diamonds, che, come il titolo promette, immerge i FabFour nella nascente psichedelia. Ah, dici che la droga non c’entra niente, è tutto merito/colpa di un disegno di un bimbo?
Certo, certo, ma quante zollette s’è fatto, ‘sto bimbo?
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Talkin' about a revolution

Gli anni sessanta americani saranno per sempre etichettati come quelli della rivoluzione. Della nascita dei movimenti hippy e pacifisti.
Iniziamo con Bob Dylan e The times they are a-changin, annuncio dell’avvento di una nuova generazione di cui la vecchia dovrà tener conto. Siamo nel 1964 e la canzone anticipa i tempi e lo stesso Bob Dylan prenderà strade che lo porteranno lontano dal movimento di protesta nascente.

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don’t criticize
What you can’t understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin’.
Please get out of the new one
If you can’t lend your hand
For the times they are a-changin’

Passiamo al 1967 con For What It’s Worth dei Buffalo Springfield, canzone che illustra la tensione sempre più crescente tra manifestanti e forze dell’ordine.

There’s something happening here
What it is ain’t exactly clear
There’s a man with a gun over there
Telling me I got to beware
I think it’s time we stop, children, what’s that sound
Everybody look what’s going down

Però già nel 1969, troviamo le prime incrinature nel movimento, quando la denuncia dal basso in Fortunate Son dei Creedence clearwater revival viene perfino tacciata di qualunquismo reazionario.

Some folks are born made to wave the flag,
Ooh, they’re red, white and blue.
And when the band plays “Hail to the chief”,
Ooh, they point the cannon at you, Lord,

It ain’t me, it ain’t me, I ain’t no senator’s son, son.
It ain’t me, it ain’t me; I ain’t no fortunate one, no.

D’altra parte, la mitica Wooden ships (1969) uscita in contemporanea nell’esordio omonimo di Crosby, Stills and Nash e in Volunteers dei Jefferson Airplane, fotografa impietosamente la perdita di mordente degli ideali sessantottini, dove la diserzione simboleggia una resa ed una evasione verso lidi troppo vicini ai paradisi artificiali.

If you smile at me, I will understand
‘Cause that is something everybody everywhere does
in the same language.
I can see by your coat, my friend,
you’re from the other side,
There’s just one thing I got to know,
Can you tell me please, who won?
Say, can I have some of your purple berries?
Yes, I’ve been eating them for six or seven weeks now,
haven’t got sick once.
Probably keep us both alive.

Wooden ships on the water, very free and easy,
Easy, you know the way it’s supposed to be,
Silver people on the shoreline, let us be,
Talkin’ ‘bout very free and easy…
Horror grips us as we watch you die,
All we can do is echo your anguished cries,
Stare as all human feelings die,
We are leaving – you don’t need us.

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Zuck's 2006 Favorites

Come tutto l’universo mondo ben sa, Zuck è un appassionato utilizzatore di quel social-web2.0-database- sito musicale che è il magnifico last.fm.
Andando a vedere le statistiche dello scorso anno possiamo scoprire quali siano i pezzi più ascoltati quando il vostro beneamato è collegato alla rete.
Ecco le prime posizioni:

  1. EelsRailroad Man: Pezzo rilassante da un disco di cui ho già scritto meraviglie. Fidatevi di me, compratelo!
  2. Johnny CashHurt: Fa piangere, gridare e contiene uno dei miei versi preferiti “and you could have it all – my empire of dirt”
  3. EelsFresh Feeling: Anche questo è un pezzo che rilassa e mette allegria. Ha aperto il concerto del tour Eels with Strings a Milano.
  4. The Go-BetweensNo Reason to Cry: Una ragione per piangere ci sarebbe, quest’anno ci ha lasciato Grant McLennan
  5. The Go-BetweensHere Comes a City: Il pezzo di apertura dell’ultimo disco dei Go-Betweens, pop perfetto.
  6. The KinksYou Really Got Me: Colpa di Badòn
  7. EelsBlinking Lights (For You): Ancora gli Eels, che siano uno dei miei gruppi preferiti?

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Badòn selection

Come tutti sanno, anche i più piccini hanno dei loro gusti, per quanto imperscrutabili. Qui presenteremo la playlist selezionata dal piccolo Badòn.
Chi è il piccolo Badòn? Non è importante, ma se proprio ci tenete, andate qui.Badòn
Si comincia con i beneamati Rolling Stones e il pezzo di apertura del disco del 1965, Out of our heads. Il disco contiene Satisfaction, ma la preferenza di Badòn va a Mercy Mercy (ev mersi, ev mersi nonnì), una cover di un pezzo rhythm and blues.
Si continua con la celeberrima You really got me dei Kinks (tanana nanà, tanana nanà – iu rilli gamminau), che contiene il più bell’assolo fatto da un diciassettenne nella storia del rock.
Si conclude con Old Shit/New Shit (la canzone del treno ???)degli Eels, ritmo e strani effetti, cani e fantasmi. Dal più bell’album (Blinking lights and other revelations) degli ultimi cinque anni.
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It takes three

Si dice che tre sia il numero perfetto e, in effetti, quando hai chitarra basso e batteria c’è tutto quello che serve per tirare fuori tutta la rabbia che abbiamo dentro. Magari aggiungendo un cantante, ma proprio se uno dei tre non sappia urlare fortissimo nel microfono.
Can’t Explain degli Who è il prototipo del riff aggressivo anni sessanta.
Forse per Fire dei Jimi Hendrix Experience bisognerebbe tener conto che Hendrix da solo vale quanto tre chitarristi contemporaneamente e forse anche quanto una sezione ritmica.
Con Ice cold ice i tre Hüsker Dü insegnano a sommergere la voce con il rumore.
E i Nirvana di Smells like teen spirit l’hanno imparato benissimo.
E Blister in the sun ti fa capire che non serve un cantante intonato, basta un simpatico ritornello.
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